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martedì 17 ottobre 2017

Salta la corda Slotty



“Salta la corda Slotty”

Celebre frase di uno dei film che, senza alcun dubbio, ha segnato un’epoca e una generazione.
Era il 1985 e quell’innocente “Salta la corda” rappresentava una normalità fin troppo normale per ragazzi, fortunatamente, cresciuti “in mezzo ad una strada”, tra cortili e macchine posteggiate, tra interminabili partite di pallone e infinite avventure arrampicati sugli alberi o nascosti in qualche tugurio abbandonato, dove era facile diventare “Cow Boy”, “Indiani”, “Pirati” o “Moschettieri”, spesso addirittura tutti nella stessa storia.
“Salta la corda” era la quotidianità.
Era.
In, relativamente, pochissimo tempo si è presentata un’involuzione delle capacità motorie da mettere i brividi, una sorta di sedazione neuromuscolare dalle ipotizzabili cause, ma di difficile risoluzione.
L’Italia ha scelto la via della “Ineducazione Motoria”, la scuola abbandona un progetto sensato di sviluppo del giovane evitando di investire sul movimento mentre l’università, nella fattispecie le facoltà di Scienze Motorie, si accontenta di sfornare disillusi disoccupati dalla traballante preparazione teorica e dall’inesistente qualità pratica. Il tutto condito da una fretta di soluzioni, da una ricerca di immediatezza e superficialità di risposta, da una “iper-comodità” tecnologica e, purtroppo, da un imperante menefreghismo.
Inibire il desiderio, innato, motorio dei giovani, soprattutto nella sua porzione educativa (non necessariamente sportiva, anzi, direi non sportiva) è un delitto che, inevitabilmente, i ragazzi pagheranno in futuro. Quanti “sportivi a quarant’anni” vedo incespicare in giro, con tanta volontà e poche basi, dispersi ad inseguire l’uscita da un labirinto senza uscite … se tanto mi da tanto, il futuro non ci riserva nulla di roseo.
Immaginate una palazzo fatto di tanti piani. Ogni piano ha delle finestre più o meno grandi dal basso, finestre enormi, fino in cima, finestre più piccole. Ecco, quel palazzo sono le capacità motorie acquisite in una vita: chi compie movimento da piccolo avrà dei finestroni belli grandi ai piani bassi; se manterrà la passione per l’attività fisica continuerà ad arricchire di finestre tutti i piani, fino alla vecchiaia. Viceversa, chi inizia a muoversi tardi, avrà le sue finestrine in alto, ma i piani bassi saranno oscurati. Non è difficile capire quale palazzo sarà più luminoso, vero? Muoversi in tenera età, specialmente in maniera multilaterale, può aiutare a disegnare (insieme a molti altri parametri) il “palazzo motorio” più luminoso e maestoso possibile.
Tutto ciò, a cascata, porta a benefici SICURI in termini di salute e aspettativa di vita.
Attualmente l’inattività fisica è identificata a livello globale come il quarto più importante fattore di rischio per la mortalità [1].
Ogni anno, infatti, in tutta Europa si verificano un milione di decessi (il 10% circa del totale) causati proprio dalla mancanza di attività fisica. Si stima che all'inattività fisi­ca siano imputabili il 5% delle affezioni coronariche, il 7% del diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Inoltre, molti paesi della regione hanno visto le percentuali relative al numero di persone sovrappeso e obese aumentare negli ultimi decen­ni. I dati sono allarmanti: in 46 paesi (l'87% dell'Europa), oltre la metà degli adulti sono in sovrappeso o sono obesi, ed in diversi casi si arriva a sfiorare il 70% della popolazione adulta [2].

Occorre un reset generale.
Obbligatorietà del movimento sin da molto piccoli; dare dignità al corso di laurea in scienze motorie, anche con programmi innovativi e brillanti, che mettano il movimento al centro come obiettivo primario, con una imponente mole di studio teorica, ma accompagnata da un’immersione decisa nella pratica; annichilimento del Coni e del potere di tutte le federazioni ad esso collegate, ormai semplicemente imprese commerciali, rendendole esclusivamente garanti delle competizioni  sportive; valorizzazione tramite responsabilità del laureato in scienze motorie che, a questo punto, deve rimboccarsi le maniche e dimostrare con i fatti la propria competenza; implementare le ore di attività motoria scolastica, non più oretta per sfogarsi o ripassare, ma renderla materia di studio a tutti gli effetti, abbinando la parte pratica a quella teorica; valutazione del corpo docente, evito commenti in merito (sarebbero pessimi), e rinnovamento dei programmi ministeriali …
La situazione attuale sta diventando insostenibile; c’è tanto da poter fare, ma poco tempo per farlo.
Come sempre le soluzioni immediate e veloci non portano a nulla, ci si deve impegnare nella creazione di un programma mirato alla salute e alla prevenzione, puntando sulle peculiarità dell’attività motoria che, ci tengo a sottolinearlo, non è sport.
SL.A.


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domenica 1 ottobre 2017

10 ANNI DI PALESTRA STILE LIBERO


“Essere significa cambiare, cambiare significa maturare, maturare significa continuare a creare se stessi incessantemente” H.L.Bergson
> 10 ANNI DI STILE LIBERO<

Questo mio tributo al compleanno di Stile Libero andrebbe letto con questo sottofondo, che lo rappresenta appieno:
https://www.youtube.com/watch?v=ECUrx_HHN2E
La foto è meravigliosa ed è la copertina migliore possibile per esplicitare questo momento: Vita.

 Lunedì 1 ottobre 2007.
Una partenza in sordina, quasi sottovoce; Palestra Stile Libero ha mosso i suoi primi timidi passi proprio oggi, dieci anni fa.
Un traguardo, certo, ma più che altro un punto di partenza, un trampolino di lancio per poter, ancora una volta, evolvere, crescere, migliorare.
Immagino che in questi casi si debba fare una festa o prenotare un locale od organizzare una serata in discoteca e via discorrendo … beh, chi  mi conosce sa che non succederà nulla del genere, non sono proprio capace di declinare il mio lavoro come un (ovviamente legittimo) carrozzone multicolore dall’apparenza imponente e dalla poca sostanza, preferisco impegnarmi nel cercare come poter sorprendere, ancora una volta, trovando un modo per cambiare, per maturare, per costruirmi. Per essere.
Ecco se voglio trovare una definizione per questi 10 anni, posso dire che “Sono”: sono presenti, sono vivi, sono respirabili in ogni centimetro della palestra.
Sono i miei sogni, splendidamente angoscianti e meravigliosi in una maniera devastante, sono il sacrificio e la fatica, sono il tempo rubato agli affetti, sono le risate con gli amici, sono gocce di sudore che bagnano un volto che invecchia, sono idee urlate contro la folla, sono sguardi di chi non capisce e volta le spalle, sono le parole non dette a mio fratello che da dieci anni condivide con me questo viaggio, sono i “sei un grande!” e i “non vali un cazzo!” che il mio Io mi sbraita contro ogni giorno, sono la voglia di stupire, sono il “mollo tutto”, sono chi crede in me sempre, comunque e nonostante tutto, sono la voglia di tornare a casa ogni sera e la voglia di essere lì un’ora prima la mattina, sono i ragazzi diventati adulti, sono le persone “dal primo giorno” e quelle “solo una volta”, sono gli amici andati via sbattendo la porta e senza salutare, e gli sconosciuti entrati in punta di piedi e poi rimasti.
Sono dieci anni di Vita.
Ma soprattutto sono tutti i volti, ormai diventati familiari, che fanno parte di una famiglia, quei volti hanno animato e tutt’ora continuano a farlo quelle quattro pareti colorate, quel pazzo mondo, quel bacino di energia che è Palestra Stile Libero. Siete voi, diventati una parte di un noi che nessuno può cancellare, voi visionari, voi sognatori, voi mi regalate la possibilità di rendere vera la mia utopia. Grazie; ma soprattutto Grazie a Marina e Paride. Senza di loro non sarei riuscito a farcela.
Siamo ad una svolta; dieci anni come un cancello da scavalcare, come fossato da saltare, un giro di boa, una linea d’ombra:

"Mi offrono un incarico di responsabilità
Domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire
Getterò i bagagli in mare, studierò le carte
E aspetterò di sapere per dove si parte
Quando si parte
E quando passerà il monsone dirò
- levate l’ancora
Diritta avanti tutta, questa è la rotta, questa
È la direzione,
questa è la decisione” L.C.J.

Ci vediamo domani. Stesso posto. Stessa ora.
Un abbraccio.
Buon compleanno Stile Libero.
Fede

La foto rappresenta Paride, Ombra e Palestra Stile Libero. Ed è di mia proprietà.

sabato 16 settembre 2017

Allenamento Mentale

>ALLENAMENTO MENTALE<
L'ACSM (American College of Sport Medicine) ci offre un interessante spunto di riflessione:

http://www.acsm.org/public-information/fit/training-for-competition/article-1
 

Spesso, parlando con i ragazzi in palestra o durante le uscite podistiche, salta agli occhi come, parallelamente ad un allenamento fisico, ci sia la necessità di lavorare sulla loro componente mentale.
In un'ottica assolutamente condivisibile PNEI, la considerazione dell'uomo "individuo", etimologicamente indivisibile, scavalca decisamente la dicotomia corpo/mente. Non più due facce della stessa medaglia, ma la medaglia nel suo insieme.
Questo approccio si sposa perfettamente con il nostro modo di intendere il movimento: ascolto, personalizzazione degli stimoli allenanti, tecniche di rilassamento, approccio minimalistico alla scelta degli obiettivi, procedendo un passo alla volta, valorizzando i punti di forza per un goal setting mirato e realistico.
La mia formazione sportiva, plasmata dagli sport di resistenza e dallo studio delle Arti Marziali abbinata al percorso accademico che attraverso le Scienze Motorie mi ha condotto ad un perfezionamento in Mental Training ed, in ultimo, all'Osteopatia seguendo un interessantissimo quanto ben delineato filone contunuativo, ha sempre esaltato l'idea che per lavorare sull'uomo sia indispensabile entrare in un contatto profondo, che sia corpo/mente in un abbraccio stretto, ma non invasivo, discreto, ma presente e, sempre neutro e professionale.
SL.A.

L'immagine rappresenta Palestra Stile Libero ed è di mia proprietà

sabato 9 settembre 2017

Teoria, tecnica e didattica della corsa


- LA CORSA E IL SUO ALLENAMENTO -

Qual è la nostra proposta a riguardo? Come impostiamo una preparazione atletica per migliorare in questa disciplina sportiva dalle mille facce, dalla grande immediatezza esecutiva, ma dalla terribile difficoltà tecnica? Siamo sicuri che basti qualche riga scribacchiata su un foglio e qualche consiglio sui ritmi da tenere?
Buona lettura.

 
>TEORIA, TECNICA E DIDATTICA DELLA CORSA<
La definizione “preparatore atletico” non mi appartiene, anzi la considero un grosso limite; la uso, a volte, per comodità: è facilmente comprensibile pur donando un’idea molto vaga di ciò che propongo.
Facciamo chiarezza.
Nell’immaginario collettivo (e  ricordo che stiamo parlando di corsa) il preparatore atletico è “quello che fa le tabelle”, l’individuo avvolto da un’aura di sacralità che, con sciamanici poteri, rende ogni brocco tapascione un campione da speranza olimpica. “Quest’anno mi affido ad un preparatore”, una delle frasi più gettonate dal podista della domenica di turno che, con consumata esperienza, lascia intravedere dal telefono il testo di una mail dove, con tanto di elenchi puntati, sono snocciolati gli allenamenti da seguire, in biblico ordine, come le tavole della legge.
No, decisamente non fa per me.
Non nego di dover lavorare in questo modo (tabelle via mail) qualche volta, un po’ perché a molte persone va bene così, un po’ perché alcuni hanno timore di affidarsi e preferiscono una gestione più lasca, in modo da poter “interpretare” le tabelle a piacimento (“hai scritto 10 km, ma mi sentivo e ne ho fatti 20 …”), a volte per oggettiva distanza “di vita”, spesso perché si ha paura di uscire dalla propria zona di confort e il confronto diretto, vis a vis, quasi quotidiano con una persona che mira a mandarti in crisi (quello è l’allenamento in parole povere, mandare in crisi il “sistema” dell’allenato perché questo possa reagire e consolidarsi ad un livello superiore), può essere spaventevole.
Ogni tanto, però, qualche temerario lo trovo anch’ io; qualcuno che armato di coraggio, pazienza, ma soprattutto voglia di mettersi in gioco, di scoperta e di confronto, decide di scegliere la strada meno immediata, meno semplice e si butta con fiducia. In questi casi si può organizzare veramente un gran bel lavoro, che sia soddisfazione per entrambi gli attori di questo dialogo, perché una vera preparazione atletica non è mai una recita del singolo, l’allenatore, bensì un dibattito continuo.
Il mio concetto di preparazione atletica risente del mio vissuto, personale e di studio, quindi la performance sportiva, il risultato, rimane sempre un paio di gradini sotto rispetto alla salute dell’atleta, alla sua funzionalità rispetto al quotidiano, alla sua serenità globale, con se stesso, con gli altri.
Il lavoro che propongo ricalca proprio il titolo di questo mio post: si parte dalla teoria, cos’è la corsa, perché si corre, come farlo in maniera efficiente, se ed eventualmente quali scarpe usare; da qui si sfuma, ma l’avevate intuito, nella tecnica, prima in generale e, successivamente, quella più adatta a chi sto allenando. Non siamo tutti uguali, perché dunque dovremmo correre tutti allo stesso modo? Ovviamente qui si parte con la didattica, il lavoro: sul campo (corsa, camminata, bici, andature atletiche … quello che serve), in palestra (respirazione, potenziamento, uso dei piedi, postura, mobilità, propriocezione, forza … quello che serve) e “nella testa”, un delicato approccio all’allenamento mentale (rilassamento, motivazione … quello che serve).
Spesso si effettua un vero e proprio un reset motorio dell’atleta, cerco di valorizzare i punti che ritengo funzionali e svalutare gli schemi motori inutili ed inefficaci, trovando un compromesso accettabile tra “l’ideale teorico” e “l’ideale pratico”, per rispettare, e non smetto di sottolinearlo, il primo punto di cui sopra <il risultato è sempre in secondo piano rispetto alla salute>.
Questa per me è la “preparazione atletica”: mettersi in discussione continuamente, adattare il lavoro ogni volta in un vero e proprio processo in divenire, un viaggio difficile perché l’atleta deve rinunciare alle sue sicurezze per tuffarsi nell’ignoto e, “il preparatore”, deve trasformarsi in un abile salvagente, non solo un mero compositore di tabelle; l’obiettivo finale è sempre quello di crescere insieme.
Si può provare, vi serve solo una caratteristica, ma è irrinunciabile: la curiosità.
Un professore universitario andò a far visita al maestro Nan-in per interrogarlo a proposito dello Zen. Ma invece di ascoltare il maestro, lo studioso continuava a esporre le sue idee personali. Dopo averlo ascoltato per un pò di tempo, Nan-in servì il tè. Dopo aver riempito la tazza del visitatore, continuò a versare. Il tè traboccò dalla tazza, riempì il piattino e colò sui pantaloni dell'uomo finendo sul pavimento. "Non vedi che la tazza è colma?" Esplose il professore. "Non ce ne sta più!".
"Proprio così", replicò tranquillamente Nan-in. "E come questa tazza, tu sei colmo delle tue idee e opinioni personali. Come posso mostrarti lo Zen se prima non svuoti la tua tazza?".  (Racconto Zen)


SL.A.

Il racconto Zen è tratto da:
101 Storie Zen" a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps, Adelphi Edizioni, Milano, 1973
Le immagini sono tratte da:

sabato 2 settembre 2017

Chi si accontenta, gode?


300 allenamenti. Tutti diversi. Per un anno la nostra lavagna si è tinta di colori, di nomi, di fantasia, ma soprattutto, di movimento.

Chi si accontenta, gode?

Il dubbio era sorto anche al buon Ligabue (Certe Notti – 1995 https://www.youtube.com/watch?v=sURek0ZaupE ) e, questo verbo, “accontentare”, etimologicamente ci richiama ad un appagare con misura, nella giusta dose, con moderazione, un puntare a mezz’altezza che, tutto sommato può avere anche qualche pregio, ma quel “in medio stat virtus”, mi lascia sempre in bocca un gusto amaro di mediocrità; non lo vedo come ricerca di un supposto equilibrio dove tutto rimane in ordine, preciso e puntuale, bensì un rifuggire da qualsivoglia ambizione, dal desiderio di scoperta, dalla voglia di mettersi in gioco.
Sotto questa lente d’ingrandimento, allora, il nostro “Chi si accontenta, gode?”, non ha più quell’appeal aureo e brillante, ma si veste dell’abito che più gli spetta, banale e insignificante, ponendo, però, un assist invitante per sottolineare, invece, la voglia di migliorarsi e puntare in alto. Con consapevolezza, ma in alto.
Parliamo, quindi, di Palestra Stile Libero e della nuova stagione che inizierà lunedì 04 settembre.
Obiettivi:

) Cura spasmodica dell’utente della palestra. In quest’ottica ci saranno anche novità (molto) importanti a partire da ottobre. Siccome sono novità (molto) importanti, ne parleremo a tempo debito.
) Esplorazione del concetto di movimento:
< > in una visione di “salute”
< > in una visione di “sport”
< > in una visione di “confronto con sé”
< > in una visione di “confronto con gli altri”
< > in una visione di “diffusione di cultura del movimento”
< > in una visione di “socialità”
) Ricerca di connessioni profonde mente-corpo
) Ricerca della massima performance motoria personale esprimibile
) Esplorazione del concetto di corsa:
< > scoperta del piede come “organo sensoriale” e suo utilizzo
< > scoperta della propria tecnica personale e sua valorizzazione
< > benessere e performance
) Rapporto diretto “Movimento – Nutrizione – Salute – Performance”
) Rapporto diretto “Movimento – Osteopatia – Salute – Performance”

Le parole hanno un peso e queste sono veramente dei macigni; l’asticella viene alzata ad un’altezza vertiginosa, il concetto di attività motoria in palestra spinto all’estremo; il desiderio è costruire qualcosa che non sia raro … che sia unico.
Ora, la domanda che mi sorge spontanea, vista anche tutta la premessa iniziale, è: perché accontentarsi?
Perché non provare a scegliere un nuovo paradigma, motricità come stile di vita, invece di accontentarsi delle solite baggianate trite e ritrite, riproposte da anni con nomi esotici e contenuti sempre tutti uguali, veicolate da imbonitori mediatici e asservite ad un tristissimo piattume encefalogrammico? Forse perché pensate che “Chi si accontenta, gode?” …
Noi puntiamo in alto, liberi da schemi predefiniti, liberi dall’essere “trendy” a tutti i costi, liberi dal dover fare ciò che piace e non ciò che serve, liberi da qualsiasi etichetta, ma consapevoli del nostro potere: la possibilità di rendervi migliori per migliorare insieme a voi; una condivisione di intenti, una crescita comune.
Da un grande potere, derivano grandi responsabilità; è vero. E ci piace.

SL.A.

L'immagine è di mia proprietà: 300 allenamenti "Allenamenti della settimana"

venerdì 25 agosto 2017

Stile Libero


Pillole di vita vera

>STILE LIBERO<
 
“Chiuso per ferie”, recita il cartello appiccicato alla porta d’ingresso; “torniamo operativi il 04/09 ore 9.00 – 21.00”, tanto per sottolineare l’ovvio, il solito orario di apertura della palestra che, inesorabile, ci accompagnerà fino alla prossima estate.
Una piccola vacanza utile, più che altro, a fare da spartiacque tra questa stagione lavorativa e, appunto, la prossima, quella che segnerà alcuni punti importanti della mia vita lavorativa, una strana successione di numeri intrecciati da un mistico legame, forieri di sicure novità e interessanti spunti o, addirittura, di svolte epocali?
Facciamo un passo indietro.
20
Ricordo il 1997, o meglio, ricordo questo periodo di quell’anno, non tanto per la spensieratezza della giovane età, per una stagione da bagnino in dirittura d’arrivo, per il caldo o per un particolare episodio, bensì per una particolare emozione: di lì a poco avrei iniziato a lavorare in palestra. Ok, ok, un’occupazione “embrionale”, assunto, come si diceva una volta, “a ore”; un corso qua, un’assistenza in sala pesi là, ma era la posa della prima pietra, la scelta definitiva, l’abbinamento da molti sognato: passione-studio-lavoro; era ciò che desideravo e, quel settembre 1997, mi avrebbe accompagnato a varcare le porte di un mondo che,  poco più che ventenne, immaginavo caleidoscopico ed esplosivo, da affrontare con esuberanza quasi arrogante.
10
Ricordo il 2007. Una decisione combattuta, sofferta, col senno di poi direi un’eguale mistura tra rimpianto e compiacimento, pieno e vuoto, tutto e nulla, ying e yang. Dieci anni fa nasce “Palestra Stile Libero” e, quel logo così particolare che la rappresenta, altro non è che la visione tangibile di questa alternanza di sentimenti, di emozioni, di vita; la vita stessa “Shiki soku ze ku – Ku soku ze shiki” – “Tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al  vuoto (il nulla) – Il vuoto (il nulla) è l’origine di tutta la realtà – Gichin Funakoshi”.

Il mio è un lavoro particolare, devi amarlo alla follia e, allo stesso tempo, devi tenerlo a distanza; devi odiarlo con tutte le tue forze, ma contemporaneamente deve essere sempre parte di te. Non è semplice da spiegare per chi non lo vive, è una possessione demoniaca dalle angeliche fattezze, una presenza che ti alberga dentro, ti ruba tutto senza restituire oppure dona l’incommensurabile senza nulla chiedere. Follia, estro, fantasia, ma soprattutto presenza, studio, interesse, aggiornamento continuo sono caratteristiche indispensabili, la portata principale di un pasto che vuole voglia di confronto, crescita continua, rapporto con gli altri come succulento contorno. Un mondo a parte, costruito ad immagine del nostro mondo, un microcosmo che campiona la realtà, ma che da essa rifugge.
Questi dieci anni mi hanno mostrato cose che non credevo possibili, hanno preso una fetta cospicua della mia energia e, l’hanno trasformata in altro: “Il corpo della libellula è esile, ma attraversa ballando la tempesta – detto Zen”, sto ancora ballando, un po’ più stanco, forse, ma decisamente più consapevole.
Ecco, se devo cercare di racchiudere tutto in una parola questa è consapevolezza: dei miei sbagli e della mia forza, delle mie paure e del mio coraggio, di ciò che non ho fatto e di ciò che voglio ancora fare.
Se devo essere sincero credo che non sarei riuscito ad arrivare a tanto senza l’appoggio delle persone a me vicine; questo periodo ha creato un labirinto nella nostra vita “La via più chiara per penetrare l’universo passa per l’intrico di una foresta – John Muir”, ma lo affrontiamo insieme, quotidianamente, passo dopo passo, divertendoci molto, arrabbiandoci un pochino, confrontandoci spesso. Forse a loro tutto ciò ha portato via molto, ma mi piace pensare che abbia posato delle fondamenta per costruire qualcosa di unico, che altrimenti non sarebbe stato possibile.
5
Ricordo il 2012. Il primo incontro con l’osteopatia e il suo studio. Una sensazione? Immaginate qualcosa di bellissimo, ma infinitamente terrorizzante, mi viene in mente come potrebbe essere vedere il mare per la prima volta. Ne hai una profonda paura, ma non riesci a distogliere lo sguardo; eccitazione e timore si alternano, gli occhi brillano, ma le gambe sembrano di cemento, non si muovono.
Improvvisamente una molla scatta e il rumore assordante del tuffo si perde nella quiete della profondità, nella perfetta, sferica bellezza delle bolle d’aria, nella difficoltà di una sfida … difficile, ma possibile.
20-10-5
Numerologia: arte di trarre congetture fondandosi sull’osservazione dei numeri (dizionario google); è lo studio della possibile relazione mistica o esoterica tra i numeri e le caratteristiche o le azioni di oggetti fisici ed esseri viventi (wikipedia).
Lascio a chi competente trovare una non so quale possibile associazione tra questi numeri, sarebbe affascinante esplorare questo druidico mondo, intrecciare, anche solo in maniera fantasiosa, il senso di questi simboli che, comunque, per me sono intrisi di profondo significato; una rappresentazione di un cammino, briciole di pane per un disperso Pollicino, filo di Arianna non già per sfuggire alle grinfie del Minotauro di turno, quanto per riuscire a costruire un qualcosa di cui andare fieri. Senza nascondersi dietro un dito, questo qualcosa, altro non è, che la vita.
Vediamo cosa ci riserva, dunque, questa “stagione” entrante così sintomatica; ho già, ahimè (o per fortuna …) un sacco di progetti e di idee, parecchi obiettivi da raggiungere, qualche sassolino da togliere, una cosa che  vorrei rincominciare, una che non vedo l’ora di terminare, cambiamenti, conferme, sole, pioggia, sabbia, vento, tante emozioni da voler affrontare, da voler vivere, con il cuore in gola.
Non sarò solo, questo lo so e ne sono grato; Marina e Paride sono la mia arma vincente.

...In un'arte marziale prima, pieni d'odio, si cerca di distruggere l'avversario,
poi di ucciderlo con una sola tecnica, poi di sconfiggerlo senza ucciderlo,
poi di batterlo senza fargli male ed infine, pieni d'amore, di vincerlo senza combattere... Shigeru Egami


SL.A.

L'immagine-logo di Stile Libero è di proprietà di Stile Libero snc
L'immagine Zen è tratta da: Mark Manson

lunedì 17 luglio 2017

Professione Sanitaria?



>PROFESSIONE SANITARIA?<


Diverte osservare come alcuni pensieri prendano forma nelle maniere più strane;  in questo caso è sufficiente la lettura di un dibattito in rete per scatenare in me una reazione a cascata di concetti che, devo confessare, fatico ad elaborare e mettere per iscritto. Provo comunque, se non altro per dare un certo ordine e chiarezza a me stesso.
Preciso che non ero partecipe della, peraltro poco interessante, discussione, ma da annoiato ospite cercavo una sorta di passatempo. Argomento le “Scienze Motorie”, non ricordo nemmeno il nome preciso della pagina, ma era senz’altro un qualcosa di pomposo e altisonante, così come l’oggetto di discussione … il compenso del personal trainer, lo svilimento della professione, la professionalità, ecc … . Roba da addormentarsi in pochi istanti e così, infatti, è stato … 
  
… ricordo le mie dita cercare il cursore del mouse per far scorrere la pagina, ricordo uno sbadiglio profondo, ricordo alcune parole a caso – allenamento – rieducazione – funzionale – movimento – training – postura. Buio.
  
“Pino (nome di fantasia) si presenta in palestra una mattina. E’ accompagnato dalla fidanzata. Sono innanzitutto gli occhi di lei a colpirmi, lo coccola e allo stesso tempo lo protegge con lo sguardo; rimango colpito da quegli occhi, sono gli occhi, forti e compassionevoli, sereni e sicuri di cui il mondo ha bisogno. Il corridoio di ingresso del mio centro è piuttosto lungo, complice una infelice progettazione architettonica della precedente gestione, saranno una decina di metri, una sorta di miglio verde che accompagna, in pochi secondi, gli utenti agli spogliatoi o al banco della reception. Un intricato gioco di specchi e vetrate (sempre i soliti geni del design di cui sopra) mi permette di osservare, comodamente seduto al banco, chi si presenta alla porta e, quindi, farmi già un’idea, nel caso di un viso mai visto, delle sue intenzioni; chi si presenta con la borsa e vuole iniziare subito, chi si guarda in giro titubante e probabilmente chiederà solo informazioni su costi ed orari, chi viene solo a vedere se può utilizzare per 5 minuti il parcheggio … Pino quella mattina ha impiegato più di un minuto a compiere i dieci metri dell’ingresso. Non per timidezza, non per titubanza, non per insicurezza. Un giorno, più di un anno fa, Pino si è “svegliato” quasi completamente immobile; non entro nello specifico della problematica e della persona. Pino, dato per “vegetale” da alcune figure sanitarie (figura a cui tanti mie colleghi professionisti delle scienze motorie tendono), ha voglia di mettersi in gioco. Non è facile. Per nulla. Ma giochiamo. Metto a disposizione tutto ciò che ho per fare in modo che ottenga un beneficio dal movimento.
Pino, il “vegetale”, si muove e, con i piedi per terra, non mettiamo limiti ai suoi obiettivi. Continua tutte le sue terapie, ma in più si muove.
La giornata scorre rapida. Persone di ogni tipo si susseguono a ritmo infernale nelle dodici ore di apertura della palestra. Atleti che ottimizzano la preparazione, ragazzoni in cerca di un rinforzo al proprio ego, ragazzine che inseguono un ideale inesistente, anziani per riacquistare una perduta vitalità, chi vuole solo stare in forma, l’infortunato per rimettersi in piedi, chi ha mal di schiena, chi vuole dimagrire, chi nella vita ha incontrato un nemico terribile, ma non si è rassegnato alla sconfitta, chi vuole socializzare, chi vuole mettersi alla prova, chi ha spirito di rivalsa, chi non può farne a meno, chi intanto si fa una foto e la diffonde sui social, chi viene di corsa, per correre, chi viene per stare con gli altri e chi per stare da solo, giovani, vecchi, timidi e spavaldi. Un microcosmo di anime che vanno accompagnate.
Tutte".
  
Un braccio intorpidito segnala al mio corpo che è inutile continuare a sbavare sulla tastiera ed è meglio svegliarsi. Mi stiracchio e ripenso al sogno, che poi sogno non è, ma semplicemente il racconto di una realtà quotidiana, fatta di confronto e crescita.
Confrontarsi per crescere. Studiare per confrontarsi e per crescere. Professionalmente e nella vita.
E qui sta la differenza. È questo il punto cruciale, ciò che distingue il professionista del movimento, colui che opera con metodo e conoscenze acquisite in anni di studio ed esperienza, dal resto, da chi fa il corsetto di due giorni, da chi si riempie la bocca con parole lette sulle riviste, da chi si improvvisa, da chi, seduto sulle proprie posizioni non accetta l’evolvere inarrestabile ed inevitabile delle cose. Abbiamo la consapevolezza di fare il lavoro più bello del mondo (o uno dei), insegnare alle persone a muoversi e a trarne piacere. Queste sono le scienze motorie: consegnare ad ognuno il proprio movimento, in scienza, coscienza e conoscenza. Il resto sono solo chiacchere e le lasciamo ai “guru” del web, arroccati a pontificare dalle loro eburnee torri mentre noi, festanti, corriamo liberi sulla strada.
Felici di percorrerla.
  
DON JUAN: «Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro mirando, mirando, sin aliento.» TRADUZIONE: «Per me c'è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l'unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.» Carlos Castaneda.
  
Anche per me.
SL.A.

Immagine tratta da: