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lunedì 17 luglio 2017

Professione Sanitaria?



>PROFESSIONE SANITARIA?<


Diverte osservare come alcuni pensieri prendano forma nelle maniere più strane;  in questo caso è sufficiente la lettura di un dibattito in rete per scatenare in me una reazione a cascata di concetti che, devo confessare, fatico ad elaborare e mettere per iscritto. Provo comunque, se non altro per dare un certo ordine e chiarezza a me stesso.
Preciso che non ero partecipe della, peraltro poco interessante, discussione, ma da annoiato ospite cercavo una sorta di passatempo. Argomento le “Scienze Motorie”, non ricordo nemmeno il nome preciso della pagina, ma era senz’altro un qualcosa di pomposo e altisonante, così come l’oggetto di discussione … il compenso del personal trainer, lo svilimento della professione, la professionalità, ecc … . Roba da addormentarsi in pochi istanti e così, infatti, è stato … 
  
… ricordo le mie dita cercare il cursore del mouse per far scorrere la pagina, ricordo uno sbadiglio profondo, ricordo alcune parole a caso – allenamento – rieducazione – funzionale – movimento – training – postura. Buio.
  
“Pino (nome di fantasia) si presenta in palestra una mattina. E’ accompagnato dalla fidanzata. Sono innanzitutto gli occhi di lei a colpirmi, lo coccola e allo stesso tempo lo protegge con lo sguardo; rimango colpito da quegli occhi, sono gli occhi, forti e compassionevoli, sereni e sicuri di cui il mondo ha bisogno. Il corridoio di ingresso del mio centro è piuttosto lungo, complice una infelice progettazione architettonica della precedente gestione, saranno una decina di metri, una sorta di miglio verde che accompagna, in pochi secondi, gli utenti agli spogliatoi o al banco della reception. Un intricato gioco di specchi e vetrate (sempre i soliti geni del design di cui sopra) mi permette di osservare, comodamente seduto al banco, chi si presenta alla porta e, quindi, farmi già un’idea, nel caso di un viso mai visto, delle sue intenzioni; chi si presenta con la borsa e vuole iniziare subito, chi si guarda in giro titubante e probabilmente chiederà solo informazioni su costi ed orari, chi viene solo a vedere se può utilizzare per 5 minuti il parcheggio … Pino quella mattina ha impiegato più di un minuto a compiere i dieci metri dell’ingresso. Non per timidezza, non per titubanza, non per insicurezza. Un giorno, più di un anno fa, Pino si è “svegliato” quasi completamente immobile; non entro nello specifico della problematica e della persona. Pino, dato per “vegetale” da alcune figure sanitarie (figura a cui tanti mie colleghi professionisti delle scienze motorie tendono), ha voglia di mettersi in gioco. Non è facile. Per nulla. Ma giochiamo. Metto a disposizione tutto ciò che ho per fare in modo che ottenga un beneficio dal movimento.
Pino, il “vegetale”, si muove e, con i piedi per terra, non mettiamo limiti ai suoi obiettivi. Continua tutte le sue terapie, ma in più si muove.
La giornata scorre rapida. Persone di ogni tipo si susseguono a ritmo infernale nelle dodici ore di apertura della palestra. Atleti che ottimizzano la preparazione, ragazzoni in cerca di un rinforzo al proprio ego, ragazzine che inseguono un ideale inesistente, anziani per riacquistare una perduta vitalità, chi vuole solo stare in forma, l’infortunato per rimettersi in piedi, chi ha mal di schiena, chi vuole dimagrire, chi nella vita ha incontrato un nemico terribile, ma non si è rassegnato alla sconfitta, chi vuole socializzare, chi vuole mettersi alla prova, chi ha spirito di rivalsa, chi non può farne a meno, chi intanto si fa una foto e la diffonde sui social, chi viene di corsa, per correre, chi viene per stare con gli altri e chi per stare da solo, giovani, vecchi, timidi e spavaldi. Un microcosmo di anime che vanno accompagnate.
Tutte".
  
Un braccio intorpidito segnala al mio corpo che è inutile continuare a sbavare sulla tastiera ed è meglio svegliarsi. Mi stiracchio e ripenso al sogno, che poi sogno non è, ma semplicemente il racconto di una realtà quotidiana, fatta di confronto e crescita.
Confrontarsi per crescere. Studiare per confrontarsi e per crescere. Professionalmente e nella vita.
E qui sta la differenza. È questo il punto cruciale, ciò che distingue il professionista del movimento, colui che opera con metodo e conoscenze acquisite in anni di studio ed esperienza, dal resto, da chi fa il corsetto di due giorni, da chi si riempie la bocca con parole lette sulle riviste, da chi si improvvisa, da chi, seduto sulle proprie posizioni non accetta l’evolvere inarrestabile ed inevitabile delle cose. Abbiamo la consapevolezza di fare il lavoro più bello del mondo (o uno dei), insegnare alle persone a muoversi e a trarne piacere. Queste sono le scienze motorie: consegnare ad ognuno il proprio movimento, in scienza, coscienza e conoscenza. Il resto sono solo chiacchere e le lasciamo ai “guru” del web, arroccati a pontificare dalle loro eburnee torri mentre noi, festanti, corriamo liberi sulla strada.
Felici di percorrerla.
  
DON JUAN: «Para mi solo recorrer los caminos que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro mirando, mirando, sin aliento.» TRADUZIONE: «Per me c'è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l'unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.» Carlos Castaneda.
  
Anche per me.
SL.A.

Immagine tratta da:


mercoledì 21 giugno 2017

Ipermetabolismi


Le infinite e meravigliose capacità del nostro organismo di reagire agli stimoli, di qualunque natura essi siano, volte al raggiungimento di un labile, ma indispensabile equilibrio, non finiscono mai di stupire e coinvolgere. Leggiamo e sentiamo veramente di tutto in campo nutrizionale, un ambito decisamente abusato, stuprato da nugoli di ignoranti saccenti che, dopo aver letto (letto?) qualche notizia scovata in rete, si arrogano il diritto di poter proferire verbo.
Noi sappiamo come la “Nutrizione Applicata” sia campo vasto e difficile, come solo professionisti aggiornati, attenti ed estremamente preparati sappiano, con elegante maestria, divulgare in poche righe nozioni complesse e renderle appetibili a tutti; non già prospettando soluzioni magiche, bensì stuzzicando la curiosità del lettore, stupefatto davanti alle mirabile del corpo umano.
SL.A.


 Ipermetabolismi


Il nostro organismo è in una continua rivoluzione volta al raggiungimento di un adattamento omeostatico messo in atto in seguito a sbilanciamenti che possono verificarsi a livello cellulare, tra necessità ed introito energetico.
A volte, questi sbilanciamenti, sono indotti dalla genetica, a volte dalle stimolazioni ambientali, spesso da scelte che riguardano il life style e, in alcuni casi, derivano da disfunzioni funzionali.
Queste ultime sono identificabili come patologie ad eziologia e patogenesi nota a cui il nostro organismo cerca di trovare rimedio con adattamenti anche metabolici.
Si attua quindi una risposta stereotipata ipermetabolica mediata dall'ormone cortisolo che cerca di modulare la risoluzione di una condizione fisiopatologica grazie ad  una serie di risposte metaboliche quali l'attivazione di gluconeogenesi (conversione in glucosio di composti non glucidici) ed il catabolismo proteico (demolizione di proteine a scopo energetico), in modo da rendere i substrati energetici il più a lungo e facilmente disponibili ai processi di riparazione.
Quando la patologia, però, diventa cronica e conduce a degenerazioni progressive, la risposta ipermetabolica può diventare ipercatabolica e condurre a cachessia (estremo deperimento) complicando il quadro clinico.
Per questo motivo una valutazione attenta dell’adeguato apporto nutrizionale e diagnosi da malnutrizione proteico-energetica può essere importante per evitare comorbidita'.


Dott.ssa Marina Toscani
Laurea Magistrale in Alimentazione e Nutrizione Umana
Laurea Specialistica in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche
Sanis – Scuola di alta formazione in Nutrizione Sportiva

Le immagini sono tratte da: 

sabato 3 giugno 2017

Il FITNESS E' MORTO, VIVA IL FITNESS


>IL FITNESS E’ MORTO, VIVA IL FITNESS<
Ovvero la lenta agonia di un paradigma immortale

C’era una rivista, “California”, con il guru molto amerikano dell’epoca, tale “Chet Vienne”, sempre con una canottierina molto “muratore calabrese” super attillata, e una schiera di vip pronti a testimoniare le sue qualità, c’era il body building, c’era aerobica stellare, c’era Technogym e Panatta Sport. In poche righe questo era il “Festival del Fitness di Rimini” (si pronunciava così, quasi fosse una parola sola) della mia prima volta, una vita fa, verso la fine degli anni ’90.
Ho visto poi il momento elettrostimolazione, il momento spinning, il momento funk, il momento pump, il momento free pride e l’abbigliamento a poche lire, ma di tendenza, il momento fitboxe, il momento walking, ecc, a volte meteore, a volte costanti, quasi certezze, “a volte ritornano” … per qualche anno ho frequentato l’allegro carrozzone, il freak show del benessere, il palco degli imbonitori del fitness, con le loro pozioni magiche, con le loro ricette infallibili, con i loro fallimenti e la disinvolta riproposizione dell’esatto contrario di quello presentato l’anno precedente.
Infatti ho smesso di andarci.
Per quasi quindici anni.
Giugno 2017.

Rimini Wellness (si pronuncia ancora come se fosse una parola sola) mi accoglie (ci accoglie, me e Marina) come mi ha lasciato: una giornata torrida, cestini della spazzatura strabordanti di lattine, modelle con vestiti troppo corti e unghie troppo lunghe, flyer che pubblicizzano qualunque cosa “non wellness” vi possa venire in mente; un luogo paradossale come la città che lo ha fatto proprio, così ferocemente ospitale, così freddamente distaccata.
L’imbarazzo è totale, i primi passi nella fiera del wellness sono titubanti e quasi timorosi; mi sento un eretico che entra in chiesa. Respiro profondo e si parte … si, ma dove andiamo?

“Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate". 

Si inizia a casaccio o, come amano dire i fighi della comunicazione, “ad istinto”: veniamo immediatamente abbracciati anzi, per meglio dire stritolati, da una spirale di musica ad altissimo volume inconsapevole di mostrare (nel senso proprio di mostri!) una serie di scoordinati utenti di una qualche disciplina musicale che a me ricorda tanto l’aerobica di inizio millennio, persino con “clap” dopo il solito, stantio “grapevine”; però qui, nel 2017 la chiamano “Tribal fitness e qualche cosa”, boh?.

"Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente”. 


In un certo senso sembra quasi un salto indietro nel tempo: i fisicati e soprattutto i presunti tali, passeggiano come modelli in passerella trattenendo il respiro che “Pellizzari levati, ho un’apnea da 20’”, piccola giravolta e saluto ammiccante alla labbrona con seno da palla medica e tacchi da trenta cm; lei ovviamente finge di non vedere esprimendo una innocente aria annoiata: “sono qui mezza nuda, ma vorrei essere tanto da un’altra parte”.
Lezioni colme negli stand dei marchi di “spessore mediatico” con persone che si prendono a spintoni per trovare il posto e lezioni semivuote, delle stesse discipline, ma sponsorizzate da marche semisconosciute; da una parte troviamo il presenter famoso, da rivista, unto e lucido come un mocassino uscito dal paese dei lustrascarpe, dall’altra un ragazzetto qualunque, magari anche bravo, ma non è questo ciò che conta, non qui.
Continuiamo a passeggiare, siamo in un loop temporale, un nastro di Moebius infinito.
Sport da combattimento, da ring. Qui si danno botte vere: l’affluenza è quelle delle grandi occasioni, il trend tira sempre.
Musica assordante.
Ecco un gruppo scatenato prendere a pugni un sacco. Tutti vanno a destra, lui a sinistra. Tutti tirano un calcio, lui una manata. Tutti ruotano in un senso, lui nell’altro. Ma è il più felice, urla e strepita incontenibile nel suo outfit (si dice così, vero? Perché il pc lo considera errore …) un po’ retrò; la musica, un frastuno incredibile, copre i suoi casini, la bolgia lo fagocita, i fighetti con la puzza sotto il naso lo guardano con sufficienza e lo rimproverano con occhiate di ghiaccio quando alla sequenza finale si trova in mezzo a loro a menare fendenti a caso.
Lui è la costante. C’è sempre; è lo stesso che nello spinning (quello originale, con la ®, ci tengono a dirlo) è fuori sella quando sono tutti seduti e seduto quando tutti pedalano fuori sella. Non ci capisce nulla, ma si diverte, si muove tanto per fare, seguendo un battere musicale noto solo a lui, e continua a divertirsi.
Con buona pace di tutti i “coreografi de no artri” che dai vari palchi si atteggiano a novelli Nureyev.
Proseguo.
I grossi (e le grosse) non mancano mai. Sempre più grossi, sempre meno umani (in un senso antropologico del termine, dettato da un’idea evolutiva di conservazione e sviluppo della specie, cosa che evidentemente un corpo fuori scala, semplicemente per il fabbisogno (e per il consumo) energetico spropositato, non potrebbe garantire. Lungi da me l’intenzione di offendere qualcuno), sempre più abbronzati (vedi mocassino di cui sopra), sempre più ghettizzati, inglobati al mondo integratori sportivi che, non sapendo più cosa inventare, si butta sul “gelato alle proteine”, nemmeno sgradevole all’assaggio. Un intero padiglione di uomini e donne oversize e bidoni di integratori, oversize pure loro. Ammiro la passione e la dedizione di questi personaggi, la cura dell’allenamento, dell’alimentazione, della supplementazione e, probabilmente per qualcuno, anche di altro, la fierezza con cui si muovono tra i vari padiglioni, mostrando con timida arroganza il loro prorompente volume. Tutto sommato anche loro resistono al tempo che passa. Sono un paradosso e, un po’ come il calabrone che non potrebbe volare e non lo sa, quindi vola lo stesso, continuano ad esserci e ad attrarre curiosi e curiosità.
I sollevatori di pesi, pallosissimi e onnipresenti sul web, qui invece sono relegati ai margini, poco spazio, poca gente, poca cosa.
Technogym presentissima e, mi spiace, perché in fondo li “odio” per quanto si fanno pagare i prodotti, sono i migliori. Le indovinano quasi tutte e, anche livello commerciale, non hanno rivali. Panatta Sport e le altre decine di ditte presenti, alcune valide, altre molto, molto, molto, molto meno, possono, come si usa dire adesso: “accompagnare solo”.
Acquagym, acquaboxe, acquabike e tutte le altre baggianate con prefisso acqua provano a dire la loro; credo (spero) abbiano un po’ di seguito in questi giorni solo per il gran caldo: la proposta è effettivamente di qualità insignificante.
Funzionale.
Tutto funzionale. Qualunque cosa è diventata funzionale. Qualunque ditta propone qualcosa di funzionale. È la novità, la tendenza, la scia da seguire, chiamatela come volete. Alcune cose con un razionale ammirevole e, decisamente da prendere in considerazione; altre penose, alcune squallide, molte da vergognarsi.
CrossFit.
Il signor Reebok non ha badato a spese. Ha occupato praticamente un padiglione tra stand commerciali, discipline musicali e il tanto declamato CrossFit. Quest’ultimo, bisogna ammetterlo, prova a distinguersi dalla mediocrità generale: ovunque si aggirano “Coaches” nerboruti pronti a correggere qualunque cosa, qualunque movimento, probabilmente anche quando non dovrebbero farlo.
Si vede che ci provano. Risultati pochi, forse non per colpa loro, la disciplina stenta a prendere quota dopo un decollo formidabile, le lezioni sono, rispetto a qualunque altra proposta della fiera, mezze vuote; poca gente a praticare, poca a guardare un’estremizzazione di un concetto sano, che comunque non serve a nessuno.
Torno dalla Technogym a dire la mia sull’utilizzo del nuovo tappeto “Skillmill”, che ci starebbe proprio bene in Stile Libero, assieme ad alcuni pezzi visti nello stand “FisioStore”, ditta di Genova che ha un’ottica di allenamento funzionale molto simile alla mia. Vedremo J
Ci concediamo una lezione di spinning (si, con la ® …), in fondo una vita sui pedali non si può dimenticare. Anche qui non è cambiato nulla, sembra una mia lezione di qualche anno fa; infatti per essere ancora più sul pezzo mi lego i capelli, proprio come qualche anno fa … Back to the Future!
La disciplina in sé non aggiunge nulla di nuovo, ma c’è un qualcosa nel contorno che stuzzica, che permette alla lampadina di accendersi e alle rotelle di iniziare a girare. C’è qualcosa che potrebbe essere di interessante e utile complemento a ciò che il mio lavoro è diventato. Ma di questo ne parleremo se eventualmente sarà.
Mi viene in mente una cosa. All’ISEF di Torino, vent’anni orsono, uno dei nostri docenti di Teoria, Tecnica e Didattica delle Ginnastiche Musicali (in parole povere, aerobica, step e poco più), era tal Paolo Evangelista, un presenter di alta qualificazione, richiestissimo non solo in Italia, ma anche negli USA, patria del fitness moderno, personaggio con un carisma e un’energia incredibili. Ai primi Festival del Fitness cercavo sempre le sue lezioni, un po’ perché lo conoscevo, un po’ perché veramente molto bravo.
Altro tuffo nel passato.  Un flash inaspettato, ma una voce dal terrificante accento piemontese sovrasta la musica, sembra conosciuta … “Mary, noooo! Ma quello sul palco non è … “. Marina mi guarda a bocca aperta.

Anche se parecchio ingrigito e un po’ imbolsito un, devo dire poco credibile nel canticchiare Caparezza durante una lezione, Paolo Evangelista sempre con la stessa carica e la stessa energia, sempre molto coinvolgente e didatticamente ineccepibile. Da una parte la cosa mi fa un po’ tristezza, dall’altra provo sempre una profonda ammirazione per il personaggio. Un altro paradosso.
Ecco, ora siamo pronti per andare via. Il tipo che cammina nella nostra direzione ha compresso parecchi kg di muscoli in una tutina iperaderente. C’è un po’ di buzzetta nel basso addome, ma le rughe sul volto ci ricordano che non è più un ragazzino (anche se vorrebbe). Lo riconosco, imperversa sul web e sulle riviste specializzate come “guru” del functional training (si, lui la vede un po’ all’ammerikana), butta occhiate distratte a destra e a manca, stringe mani e batte cinque a chiunque; ci supera e, non so perché, mi giro per seguirlo con lo sguardo.
Non riesco a contenere la smorfia di disgusto … sulla schiena, a caratteri cubitali, campeggia la scritta “UNFUCKBLE”. Ora possiamo veramente andare, ovviamente non prima di aver pagato gli onestissimi 15 euro di parcheggio giornaliero.
Prima domanda, nella nostra testa il passaggio che negli anni ha traghettato il termine “Fitness”, essere Fit, sostanzialmente essere in forma, al più moderno “Wellness”, stare bene, un benessere completo, corpo, mente, anima, avrebbe dovuto essere un vero e proprio cambio di modello; il nostro concetto di wellness ha una connotazione molto forte, molto improntata sulla salute … probabilmente non è lo stesso concetto che ha animato le mai troppo poco feconde menti degli ideatori della fiera.
Niente nutrizione, nel senso scientifico del termine. Tutti mettono un “Vegan” qua, un “Bio” là, o ancora un “Paleo” o un “Detox”, ma nessuno che spiega perché si, o perché no, o quantomeno apre un dibattito; è più facile comprare un prodotto preconfezionato (qualunque esso sia) che porsi qualche domanda, nell’epoca dell’istruzione globale, di confrontarsi per crescere non ha voglia nessuno (o tutti ne hanno paura).
Niente movimento; o meglio, tanto movimento fatto “per muoversi”, pochissimo fatto “per imparare a muoversi”. Nella mia ottica di movimento inteso come suprema arte di coinvolgimento PNEIOM (PsicoNeuroEndocrinoImmunoOsteoMuscolare), nella fiera del benessere faccio veramente fatica a sentirmi a casa.
Niente weel-being in senso stretto, nonostante il logo della manifestazione nasconda un riferimento ad un coinvolgimento globale della persona: musica a palla (tranne che qualche rarità) pressoché ovunque, esibizione del nulla estetico, anche dove l’ideale dovrebbe essere “funzionale”, nessuno spazio per approfondimenti e/o tavole rotonde.
Qualche piccola eccezione l’abbiamo trovata; è servita per avere conferme e/o spunti; c’è un crescente interesse per le discipline manuali complementari, qualche ditta che ancora punta sulla diffusione di massa di testi scientifici, qualche metodologia di lavoro interessante ma nulla più.
Il fitness non può morire, agonizza, è in coma, ma esisteranno sempre uomini_fitness (e donne, ovviamente, intendo esseri umani) con il loro (legittimo) piccolo o grande seguito, forieri di cazzate sentite qua e là, venditori di facili quanto fallaci illusioni, adoratori di un vetusto ed insignificante ideale di finta bellezza, commercianti “unfuckable” della pochezza imperante sul web; il fitness è morto, viva il fitness! Si potrebbe urlare. Ma non è quello che mi interessa, non è quello che faccio, che voglio fare.
La (mia) direzione da seguire è quella della ricerca di un movimento consapevole, che fondi le sue basi su un approccio scientifico razionale (perché adesso anche da questo punto di vista si perde un po’ la testa; “ho letto uno studio che dice che sollevare un peso con la mano destra è meglio che con la sinistra” oppure “la biomeccanica dice che questo movimento deve essere fatto così” e via disegnini con stanghette e puntini, o ancora “ho letto che mangiare questo alimento è dannoso”, come se ogni uomo fosse uguale ad un altro e ogni vita vissuta fosse uguale a quella vissuta dagli altri …) considerando l’unicità di ogni essere umano e la presenza di energie non sempre o non ancora scientificamente spiegabili, porre la persona e non ciò che sta facendo al primo posto, lavorando perché ne abbia un beneficio in termini di salute e non per un mero risultato temporaneo o per una egocentrica soddisfazione personale.
Questo a Rimini Wellness non trova posto e, forse, è giusto così.

Piccola provocazione: per gli addetti ai lavori che frequentano la fiera per “aggiornamento”, beh, magari l’anno prossimo ci sentiamo, venite qui da me, vi offro una revisione completa, costi contenuti e, soprattutto, parcheggio gratis!

Imparare è un’esperienza, tutto il resto è solo informazione. A.Einstein

SL.A.
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